Il ruolo della scuola nell’ambito del bilinguismo coinvolge l’eredità linguistica

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Di Felicia Jennings-Winterle, Colonna Educazione Bilíngue
Aggiornato nell’Ottobre/2016 con la collaborazione di Fernanda Krüger e Carla Pontes
Traduzione: Uyara Liege

E la scuola? La scuola del quartiere, la scuola pubblica o privata, e quella della lingua locale. Qual è il ruolo della scuola nel promuovere il bilinguismo come eredità linguistica?

Per molti di noi la scuola ha il compito di educare allo sviluppo del pensiero critico, di infondere la curiosità ed il senso di cittadinanza. Educatori, coordinatori ed amministratori sono quindi i responsabile della crescita socio-culturale in questo processo di apprendimento.
Alcuni affermano che la famiglia educa e che gli insegnanti insegnano. Si può pensare che il lavoro congiunto di scuola e famiglia dia le ali? Ali che consentono voli, visite nel passato, nel presente e nel futuro in ambiti conosciuti e sconosciuti; un bambino può ricevere e far crescere le proprie ali se il suo sviluppo emotivo, fisico, cognitivo, culturale e sociale ha raggiunto la piena maturità.

Per un bambino che appartiene a una famiglia bilingue e / o multiculturale, questo sviluppo è molteplice poiché ha almeno una lingua, una cultura e un’identità supplementare in più rispetto agli altri.

La scuola ha lo scopo di coltivare questa differenza e di non renderla anomala. Il suo ruolo è quello di riconoscere tutti gli studenti come soggetto incorporato in un determinato contesto sociale e culturale. Comprendere che gli alunni multiculturali portino con sé la conoscenza di una lingua alternativa rispetto a quella ufficiale insegnata dalla scuola e che abbiano sperimentato e vissuto una cultura e delle esperienze diverse rispetto a quella della comunità in cui si trova la scuola, è solo il punto di partenza.

Queste conoscenze, queste esperienze che provengono da casa e / o da un altro contesto (anche da un altro paese, nel caso dei bambini immigrati) non possono essere considerate come ostacoli all’apprendimento o come qualcosa di “interessante”, “esotico”. Le scuole devono impegnarsi a realizzare un piano politico-pedagogico che prenda in considerazione ed includa il multiculturalismo ed il multilinguismo.

Il famoso ricercatore Colin Baker dice che, “generalmente, le scuole impongono il monolinguismo a coloro che possiedono tutte le possibilità di essere bilingue e che celebrano il bilinguismo di coloro che possiedono tutte le possibilità di essere monolingue”.

Pertanto, la scuola deve offrire alle famiglie, multiculturali e non, le informazioni e le opportunità di discussione sul bilinguismo attraverso conferenze, workshop, letture, fornendo così fonti anche diverse per incrementare l’educazione bilingue (ad esempio, biblioteca con volumi in varie lingue), incentivando in questo modo la curiosità e l’apprezzamento nella varietà culturale e linguistica del suo pubblico.

La scuola può anche contribuire nell’insegnamento dell’eredità linguistica all’interno dello spazio fisico e / o di routine quotidiana. Se la scuola promuove ed incoraggia il bilinguismo, di certo i genitori saranno più sicuri che il bilinguismo dei loro figli sarà un vantaggio piuttosto che un ostacolo nel loro sviluppo sociale ed accademico.

Come una scuola può nuocere alla vitalità dell’eredità linguistica?

La giornalista e grafica, Karen Möhrstedt Badin vive in Olanda ed è la madre di 4 figli di età 18, 15, 13 e 10 anni. In un’intervista per la “Plataforma Brasileirinhos” (del 2012) ci racconta come è stato parlare e non parlare portoghese con loro .

Plataforma Brasileirinhos: I tuoi figli parlano il portoghese?

Karen: I due di 13 e 10 anni sì, a livello basico. Non leggono o scrivono in portoghese. Capiscono bene e rispondono in portoghese, soprattutto la più piccola. Ma il loro accento e la loro fluidità è di livello intermedio.

PB: Non hai mai parlato portoghese con loro oppure l’hai fatto ad un certo punto durante la loro infanzia?

Karen: Ho parlato portoghese con tutti fino all’età scolastica. Tuttavia, il mio primo figlio era molto irrequieto e difficile quando era piccolo. A scuola dava quotidianamente problemi. Andavo a prenderlo pensando ‘di cosa si lamenterà oggi l’insegnante?’.

Nel secondo anno di scuola la presidente mi ha chiesto di non parlare più la seconda lingua perché ostacolava il suo rendimento scolastico.
A scuola credevano che lui possedesse un vocabolario più povero rispetto agli altri bambini e che confondeva le due lingue. Mi dispiaceva molto ma siccome era il mio primo figlio ed io non avevo esperienza, ho accettato la situazione. Se era la scuola che me lo stava richiedendo …

PB: Ma te ne sei pentita?

Karen: A quel tempo non c’erano ancora le attuali conoscenze sul bilinguismo, purtroppo. Mi dispiaceva molto, perché poi continuare a parlare in portoghese con gli altri bambini ha reso difficoltosa la logistica della casa – ero costretta a cambiare la lingua in continuazione. A tavola tutti insieme è un disastro. I bambini più piccoli cominciano a protestare e provano un certo imbarazzo a sentirsi diversi rispetto ai loro compagni, non vogliono parlare una lingua diversa con gli amici che frequentano… infine, con 4 figli, la routine quotidiana il quotidiano è diventata complicata.

Nei confronti di mia figlia più piccola ho pensato tra me e me: ora o mai più, ho bisogno di almeno un interprete a casa!
E con lei non ho mai smesso di parlare. Lei si è lamentata, ha protestato, mi ha ignorato, mi rispondeva in olandese, ma oggi giorno parla bene, non in maniera perfetta, ma molto meglio rispetto a prima.

PB: Secondo te, quali risorse avrebbero facilitato il processo di bilinguismo in casa vostra?

Karen: Penso che sarebbe stato molto più facile se mio marito fosse stato brasiliano. Inoltre, avere una tata, un governante o degli amici brasiliani avrebbe aiutato… Ma a quel tempo non c’erano molti brasiliani qui nel nord dell’Olanda. E c’erano molti meno bambini. Se in quel periodo avessi avuto accesso alle informazioni disponibili oggi su internet e su riviste riguardo ai benefici del bilinguismo (di come il processo di apprendimento non sia lineare per tutti i bambini poiché all’inizio la seconda lingua può creare un po’ di confusione ma che si stabilizza in seguito con lo sviluppo e la pratica delle due lingue), l’avrei fatto prima.

PB: A quali risorse avresti potuto far ricorso ma invece non hai utilizzato?

Karen: Penso che non c’erano molte risorse. Inoltre, a quel tempo, ho accettato di smettere di parlare in portoghese, con i miei figli nonostante avessi molta difficoltà.. Non ci pensavo molto. Avevo 4 bambini piccoli, il mio lavoro e stavo costruendo una casa … C’erano un sacco di faccende da sbrigare e non mi potevo soffermarmi su queste cose. È stato solo più tardi, vedendo gli altri bambini bilingue e leggendo sull’argomento, che ho cominciato a capire che avevo fatto un errore. Sarei potuta andare più spesso in Brasile però a quel tempo (ed ancora oggi), fare un viaggio intercontinentale con una grande famiglia era molto costoso e richiedeva molta preparazione e predisposizione. Andavo una volta l’anno, con 2 figli alla volta. Oggi, mi organizzo in modo diverso: l’anno scorso sono andata per tre mesi a Rio ed ho iscritto le mie figlie ad una scuola e ad un campo estivo. Il contatto con gli altri brasiliani è stato un grande stimolo per “soltar a lingua” e loro si sono divertite tantissimo. È stata un’ottima vacanza, molto educativa.

Ah, un’altra cosa interessante: mia figlia di 13 anni ha la dislessia ed in passato mi ero scoraggiata di parlare la seconda lingua con lei però, dopo la vacanza nella scuola a Rio, abbiamo ripreso la pratica ed è lei ora che sta parlando con un migliore accento e che ha imparato (o riscoperto poiché il portoghese era stata la lingua che ascoltava maggiormente, fino all’età scolare) la lingua in maniera rapida. Quindi, anche con la dislessia avrei dovuto insistere.
Ora, raccontaci: qual è stato per i suoi figli il ruolo della scuola nella vitalità dell’eredità linguistica? Hai ricevuto incentivi, mezzi o risorse? I genitori sono stati messi al corrente dei benefici di questo stile di vita, o hanno riscontrato un approccio riduttivo e retrogrado riguardo al tema bilinguismo? Scrivici!

 

Screen Shot 2015-10-20 at 8.49.02 PMFelicia è un’educatrice e ricercatrice della lingua portoghese come eredità linguistica. Fondatrice del “Brasil em Mente” ed editrice della “Plataforma Brasileirinhos”.
© I nostri contenuti sono protetti dai diritti d’autore. Condividere solo con il link, citando: Plataforma Brasileirinhos, Brasil em Mente.

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